martedì, maggio 27, 2008
porto a letto la mia rabbia,
mando a dormire ogni mia esasperazione,
che sono tante, che hanno rotto il cazzo,
spengo la luce e tutta questa cattiveria scompare,
di colpo. Dai, facciamo così.
E pure tutte le parole cattive, i pensieri cattivi,
i miei atteggiamenti, la mia voglia di rivincita,
il mio volervela comunque far pagare.
Buonanotte a tutti miei difetti, alle dissimmetrie,
a quello che vorrei per me, quello che vorrei per noi,
buonanotte alle ansie, alle ipocondrie e con la luce
che si fottano pure tutti i miei mali,
che nonostante tutto credo di non meritarli.
Buonanotte pure a questo pianto, isterico,
che non so più arginare. E fanculo a voi.
A tutti voi che latitate, impegnati come siete
tra blog di insulse teenagers senza vestiti e senza contenuti,
impegnati come siete a seguire le ultime partite dell'anno e
da valentino rossi, presi come siete dal caso franzoni,
da meredith e gli aram quartet.
Perchè ora spengo la luce e sparite pure voi.
buonanotte.
sabato, maggio 24, 2008
sono qui perchè te lo aspettavi,
sono qui perchè lo desideravi,
sono qui per non deluderti,
sono qui pure per ringraziarti.
perchè ho bisogno di qualcuno che ascolti
perchè ho bisogno di qualcuno che finga
di capirmi, che dissimuli bene,
perchè ho bisogno che tu stia qui davanti allo scermo
stupidamente. soltanto per me.
a gettare il tuo tempo per me.
per le mie parole. shakerate.
venerdì, maggio 23, 2008
in questo giovedi notte
che non gode
delle puerili leggerezze
del sabato,
in questa notte giovedi
che non potrà nascondersi
dietro le scuse
di un venerdì
vissuto frettolosamente,
io mi espongo
ed ufficialmente
ti comunico
che mi sono
innamorato
di te.
e me ne rammarico,
e provo a farmelo bastare,
me girandomi mi sforzo
d'addormentarmi
ed ancora provo
a convoncermi
che sia sabato notte,
che sia l'ennesino
folle
venerdì
che s'esaurisce.
e che silenziosamente
sotto al cuscino
mi lascerà due scuse
pronte
nel caso tu
non abbia gradito,
per il peggiore dei casi.
ero strafuori.
ecchè vuoi mai
era venerdì.
in questo giovedi notte
che non gode
delle puerili leggerezze
del sabato,
in questa notte giovedi
che non potrà nascondersi
dietro le scuse
di un venerdì
vissuto frettolosamente,
io mi espongo
ed ufficialmente
ti comunico
che mi sono
innamorato
di te.
e me ne rammarico,
e provo a farmelo bastare,
me girandomi mi sforzo
d'addormentarmi
ed ancora provo
a convoncermi
che sia sabato notte,
che sia l'ennesino
folle
venerdì
che s'esaurisce.
e che silenziosamente
sotto al cuscino
mi lascerà due scuse
pronte
nel caso tu
non abbia gradito,
per il peggiore dei casi.
ero strafuori.
ecchè vuoi mai
era venerdì.
lunedì, aprile 14, 2008
dormi bene e
sogna solo il buono,
solamente quello che speravi,
quello che avresti voluto.
"mentre i miei occhi si attardano
sul mondo e sulle luci,
fra il danno e lo stupore.
che con timore rubino
un segreto alle passanti
che io possa darti in cambio."
dormi bene piccola mia
che dopo il sonno,
anche se nulla sarà cambiato,
anche se il presentimento
che indietro non si torna
si sarà fatto certezza,
anche se il desiderio di fuga
sarà ancora più grande,
comunque
ci resteranno i tuoi occhi,
la mia gratitudine,
una preghiera per ogni mano,
ci rimarrà la luna,
la pioggia d'aprile.
dormi tranquilla Italia,
piccola mia, non ti dannare
che non serve.
sogna solamente il buono,
quello che speravi,
quello che comunque
continuerai a desiderare.
martedì, aprile 01, 2008
...e così non ci sei più.
semplicemente. la musica è finita
eppure il pubblico è ancora tutto li,
eppure la banda è ancora al completo,
li, sul palco, e suona duro.
Soltanto la musica manca e le parole,
adesso, non servono.
nell'amore le parole non servono mai,
non servono a nulla.
nell'amore conta la musica
e la musica è finita.
hai premuto forte sopra ad un tasto logoro
del mio mangianastri fisher price.
hai detto basta e non posso non dirti
hai ragione tu.
tu che della ragione
non te nei sei mai fatta granchè,
te che non vuoi aver ragione,
te che solamente cercavi attenzione.
...e così improvvisamente
mi ritrovo con un futuro nuovo di zecca
tra la mani. con immensi vuoti da riempire,
da arredare a mio gusto,
con un vuoto che per riempirlo
non basta tutta la mia immaginazione.
che riempivi come l'acqua penetra una spugna
e ne riempie ogni singolo poro.
...e così ancora una volta
mi ritrovo qui, a fine giornata,
rimuginando i miei errori,
le leggerezze che poi si pagano care,
accarezzando i miei vuoti,
spostando i vecchi mobili,
immaginando tutto quello che potrei fare
se solo avessi quattro soldi
per portarti al mare,
per un armadio nuovo,
per nuove lenzuola.
giovedì, marzo 06, 2008
Ho 28 anni sofferti bene,
analizzati più volte al dettaglio.
Io faccio parte di quelle persone
che non riescono mai
a dirsi "ok anche questa è fatta".
Che nn riescono mai
a chiudere definitivamente un porta.
Che non usano chiavi,
che la porta la accostano soltanto.
Che ripenso a dove ho sbagliato,
al male che, forse, ho fatto,
a chi l'ho fatto,
a come se la sta passando oggi.
Io convivo con il mal di pancia.
E tutte le porte mai chiuse fanno corrente,
fanno freddo e poi mi ammalo.
Io con i miei 28 anni convivo bene.
Se poi non riesco a pensare che sono i miei,
quando riesco ad estraniarmi,
li porto pure a bere qualcosa.
Anche se non saremo mai
nient'altro che una strana coppia estemporanea.
Come una madre ed una figlia all'aperitivo chic,
tipo dopo un funerale che ci abbia uniti.
Casualmente.
Io i miei 28 anni li sopravvivo bene,
li soffro piano.
Accarezzando i 48
che hanno abbandonato mia madre
in ospedale, senza fiato.
Dopo un cancro che ha saputo figliare
più infretta della mia confessione d'amore.
Io non riesco ancora
a dirmi "ok, anche questa è andata".
Bene o male è andata. Finita.
"Quel che è stato è stato".
venerdì, febbraio 22, 2008
tra quello che vorrei e quello che sarÃ
c'è uno scarto grande quanto la via lattea.
e se possibile ignoto ed inconoscibile
tanto quanto l'universo.
eppure, nonostante tutto, mi batte il cuore
nel programmare il mio futuro,
l'arredamento nuovo, le vacanze estive.
perché le mie speranze sono smisuratamente grandi.
quanto dieci universi,
mille miliardi di volte la distanza che ci separa
e che forse, tutto sommato,
ci fa bene.
martedì, febbraio 19, 2008
silenzio
fai silenzio.
muoviti piano,
come se il tempo
non ti rosicchiasse le caviglie.
Come se tutto
fosse
sotto
controllo:
la tua vita,
le mie scelte,
la sorte di tua madre,
il futuro delle persone che ami.
Che certamente loro amano te.
Incondizionatamente.
Pondera
piano
ogni cosa.
Ma con grazia.
Leggerezza.
Lentamente.
Scandisci sillaba dopo sillaba
come se il tempo
non ti tirasse per la maglia.
Come ad un guinzaglio.
Come se tutti i tuoi debiti
non fossero che crediti
con cui vivere
di rendita.
Per sempre.
Poi piano,
sottovoce,
tranquillizzami
che tutto
sta andando
per il meglio.
Mi basterà .
Perché subisco il fascino
di chi ha tutto sotto controllo.
Perché sento la forza
di chi non si affanna
per sfuggire al tempo.
Di chi non ha il tempo
alle calcagna.
lunedì, febbraio 18, 2008
Quanto vorrei sapere cosa sarebbe potuto essere
se quegli occhiali fossero ancora tra le tue mani.
Se non fossero affondati così velocemente.
Se non fossero caduti.
Quante persone vorrebbero saperlo
se mai ne avessimo fatto le pagine di un romanzo,
Quante persone decidono di vivere in "se" come questi,
quante persone, poi, si perdono
in uno sconosciuto "se fosse stato",
un inconoscibile "e se io avessi..."
Quante persone si lamentano per un caffè mal riuscito,
quante persone poi alla fine di tutto, comunque,
berranno quel maledetto caffè.
Quante persone, come me, si sono perse
tra le parole di una canzone.
In quante canzoni mi sono diviso. Macellato.
Eppure la vita non è li.
Non nei testi dei grandi autori.
Non è in cima alle hit parade.
Non nemmeno è sott'acqua.
A far compagnia ai tuoi occhiali.
La vita non è nell'ultimo cd che ho comprato,
la vita, quella che che fa male alla pancia,
quella che pulsa sotto le gengive
non la troverete tra queste righe,
non la troverete su queste pagine.
La vita è condivisione,
le felicità è condivisione.
Condividere contemporaneamente.
Riconoscerne i nei,
accarezzarli piano.
Ritrovarsi, senza volerlo,
a sorridere. Per il solletico.
La vita è nelle mie flebo,
la vita è quella roba che mi entra nelle vene.
La vita è nel sole domenicale,
nel male ai piedi,
dentro la torta di mele di mia nonna.
La vita è nelle nostre promesse da innamorati,
la vita è nelle parole mangiate,
in quelle dette a metà per l'emozione.
La vita è nelle tue timidezze.
La vita che avresti desiderato,
la vita immaginata,
la vita che quando la immaginavi soltanto era meglio.
La vita che non ho bisogno d'altro.
La vita che mi basto da solo,
così come sono. Senza memoria,
senza rimorsi, nessun rimpianto.
Per quante persone quello che sto scrivendo
ha un senso. E ancora:
tutto questo ha senso anche
se questo foglio poi lo brucio?
anche se nessuno, mai, potrà leggerlo?
Quante persone non mai potranno leggerlo?
Quante persone non potranno mai accedere
a questa pagina?
Quanti non ne hanno il diritto?
Quale varietà di intenti.
Quanta mondanità si cela dietro questo mio post.
E mi domando e se anche questo mio scrivere,
faccia parte della vita.
Se non sia solo un intermezzo.
Se non sia solo un foglio bruciato.
Se non sia solo un lamento.
Soltanto il mio tentativo di cambiare
quel passato granitico e così impassibile.
" E se mi fossi tuffato?"